– Perché siamo una famiglia! O per te sono solo parole? – Igor sbatté la mano sul tavolo.
Elena si ritrasse, sentendo un nodo di dolore stringersi dentro di lei. L’uomo con cui aveva condiviso gli ultimi anni della sua vita non era più lo stesso: dove era finito l’Igor che prometteva amore e sostegno?
– Famiglia? – mormorò. – Non siamo sposati. I tuoi figli non mi sopportano. E questo appartamento… è tutto ciò che mi resta di zia Vera.
Igor si alzò, nervoso: – Mia figlia Lisa avrà bisogno di un posto quando andrà all’università! E mio figlio tra due anni… Viviamo in un bilocale, il tuo è vuoto!
Elena capì la verità: non amore, ma calcolo freddo.
– Questo appartamento non è vuoto – disse piano. – Ci sono i miei ricordi, zia Vera è morta qui.
– I ricordi non pagano l’affitto! – ringhiò Igor. – Sto cercando una soluzione: noi ci trasferiamo da te, affitto il mio appartamento e aiutiamo i ragazzi. Tutti vincono!
– Tranne me – sussurrò Elena.
La settimana seguente, Lisa, la figlia di Igor, venne da sola. – Mi vergogno per mio padre – disse. – Ti ha usata per risolvere i suoi problemi.
Elena sentì un sollievo inatteso. Con il supporto di Lisa, rifiutò di cedere l’appartamento. Igor se ne andò, senza rabbia, ma senza più significato per Elena.
Passarono mesi. Elena trasformò l’appartamento in casa sua. Lisa e suo fratello Maxim venivano a studiare e vivere da lei occasionalmente. Elena scoprì che la famiglia non è solo sangue, ma amore e rispetto reciproco.
– La vita – pensò Elena – talvolta richiede di restare sola per incontrare le persone giuste.
L’appartamento di zia Vera non era più un museo di ricordi, ma un vero focolare, pieno di risate, odore di cannella e legami scelti dal cuore.