— Mamma, ti prego, solo per un’ora — disse Andrea per la terza volta, la voce sempre più sottile e supplichevole. La madre, Galina Borisovna, non lo degnò di uno sguardo. Seduta rigida nel vecchio poltrone amato da sua nuora Oksana, osservava con disprezzo i disegni dei bambini attaccati al frigorifero. La sua presenza trasformava l’appartamento in un luogo freddo e autoritario.
— Andrea — disse infine, con tono glaciale — i tuoi figli non mi interessano. Sono qui per riposare, non per occuparmi di loro. Non resterò neanche nella stessa stanza.
Andrea si sentì impotente. I bambini giocavano ignari nella stanza accanto, mentre lui osservava la madre prendere il controllo dello spazio, un silenzioso giudice della loro vita privata. Galina Borisovna si avvicinò all’armadio della camera da letto, aprì la porta scorrevole e cominciò a manipolare i vestiti di Oksana, valutando ogni capo con la sua aria di superiorità.
— E questo cosa sarebbe? — commentò, prendendo in mano un vestito di velluto scuro mai indossato da Oksana. — Finalmente qualcosa di decente. Sempre in pantaloni come un maschietto.
Andrea voleva intervenire, dire qualcosa, ma le parole non uscivano. Sua madre era un’autorità che non si sfida. Ogni protesta sembrava inutile.
Poi arrivò Oksana. Stanca dal viaggio, con borse e giacca, entrò nella camera. Il suo sguardo era freddo e impenetrabile. Senza dire una parola, prese un vecchio accappatoio dalla loro cassettiera, lo sollevò come un simbolo di autorità e guidò la madre di Andrea fuori dalla loro casa. Con calma, raccolse le sue borse e le pose sulla scala.
— Il tuo soggiorno è finito, Galina Borisovna — disse Oksana con voce ferma. Poi guardò Andrea: — Chiama un taxi per tua madre.
Era un ordine definitivo. La porta si chiuse, il chiavistello girò due volte, e Andrea si ritrovò solo tra il vuoto della sua famiglia e la rabbia impotente della madre.
Quel momento segnò un nuovo equilibrio nella casa: rispetto e confini chiari erano ora stabiliti, e nessuno poteva più violare lo spazio e la dignità di Oksana.