La musica d’organo risuonava nella cattedrale mentre io, tremante, stringevo il bouquet. Tutti gli occhi erano su di me, ma io vedevo solo Jonathan. I suoi occhi, un tempo pieni di calore, erano ora colmi di ansia.
Il sacerdote fece la domanda rituale: “Se qualcuno conosce un motivo valido per cui questa coppia non dovrebbe unirsi in matrimonio, parli ora.”
Il silenzio fu rotto dal clic dei tacchi di Margaret Windsor, mia futura suocera. Vestita di nero, alzò dei fogli: “Il bambino che porta è di un altro uomo, non di mio figlio.”
Il bouquet mi scivolò dalle mani, i petali bianchi caddero come neve. Jonathan, confuso, si allontanò, incapace di credere alle parole di sua madre. Le foto proiettate mostravano una donna che assomigliava a me, ma non ero io. La folla mormorava, le telecamere registravano ogni momento. E poi Jonathan corse via.
Rimasi sola sulle scale della cattedrale, disperata, finché una donna elegante con capelli argentati si avvicinò. “Seguimi,” disse. “So cosa significa essere distrutta da Margaret Windsor.”
Lei era Eleanor, ex moglie del primo figlio di Margaret. Mi portò via, mi diede un rifugio sicuro, vestiti, contanti e un telefono usa e getta. La mia identità di Annabelle cessò di esistere; diventai “Anna”, vivendo in una cittadina tranquilla lontano dallo scandalo.
Crescevo il mio bambino, Oliver, da sola, proteggendolo dal mondo e dai giochi di potere di Margaret. Quando nacque, una verifica del DNA confermò che era davvero figlio di Jonathan. Ma non feci nulla pubblicamente: Margaret doveva pensare di aver vinto.
Cinque anni dopo, Oliver era felice e sano, con gli occhi di suo padre e il mio carattere determinato. Io lo allevavo con amore, insegnandogli a essere forte, gentile e onesto. Jonathan continuava la sua vita senza comprendere la verità, mentre io avevo finalmente la pace e la mia famiglia reale: quella che avevo scelto di costruire.