La Visita Inaspettata
— Tamara Petrovna? Non avete chiamato… — disse Alina, facendo un passo indietro, sentendosi subito colpevole per il tono quasi accusatorio. La stanchezza della giornata, tra cucina e pulizie, la rese sincera ma lenta.
La suocera entrò senza chiedere permesso, osservando ogni dettaglio della casa con occhi critici e familiari.
— Sembri stanca, Alina. Ti trascuri. — disse, sedendosi come a casa sua, iniziando il solito monologo su quanto la vita fosse dura, quanto tutto fosse caro e faticoso. Poi, con voce più fredda: — Sono venuta per un motivo serio: tuo marito deve provvedere completamente a me, da questo mese. Cinquantamila al mese.
Alina restò senza parole. Cercò di spiegare debiti, mutuo, figli, spese quotidiane, ma Tamara Petrovna la ignorava completamente. Le accuse sulla gestione della casa e dei soldi di Kirill pioverono una dopo l’altra, pesanti come macigni.
All’improvviso, la porta si aprì. Kirill entrò silenzioso, osservando la scena. Nessuna sorpresa, nessuna compassione: solo fermezza. Con un gesto calmo ma deciso, prese sua madre per il braccio.
— Mamma, — disse, voce fredda ma controllata — vai a casa. Questo è il mio domo. Alina è mia moglie, i bambini sono miei figli. Nessuno, nemmeno tu, può distruggere la mia famiglia.
Aprì la porta, lasciando entrare l’aria fredda. — E non tornare finché non saprai scusarti. Non con me, con lei.
Tamara Petrovna fu costretta fuori. Kirill chiuse la porta con un clic secco. La pace tornò nella cucina: Alina respirò finalmente, libera dalla tensione che la opprimeva.