Marina sentì lo scricchiolio della porta prima del solito. Era venerdì, le sei e mezza — Igor non tornava mai così presto. Indossava i suoi stivali nuovi, color cioccolato, con il tacco stabile. Li aveva desiderati per settimane.
— Nuovi? — chiese Igor, la voce calma ma tesa.
— Sì, li ho comprati oggi, — rispose Marina.
Igor si tolse la giacca, sbottonò la camicia, il silenzio era più eloquente di qualsiasi parola.
— Abbiamo parlato di stivali? — si sedette sul divano.
— No.
— Esatto. Non abbiamo parlato. Abbiamo delle regole: qualsiasi spesa extra va discussa insieme. Ricordi la parola “insieme”?
Marina sentì salire la rabbia. — Igor, sono i miei soldi. Li ho guadagnati io. Ho venduto i miei vecchi gioielli di famiglia. Non ho preso nulla dal bilancio comune.
Il volto di Igor si accese di rabbia. — Hai venduto gioielli di famiglia senza consultarmi?
— Erano miei, della mia famiglia.
— Noi siamo una famiglia! Tutto è nostro!
— Ah sì? — rispose Marina, con la voce tremante. — Quando hai comprato cuffie da 20.000 o coltelli da cucina costosi, mi hai chiesto il permesso?
— È diverso, — balbettò Igor. — Servono per il lavoro, per la casa…
— E io cammino ogni giorno in ufficio! — replicò Marina. — Devo apparire decente, o vuoi che sembri una barbone?
La discussione continuò: soldi, compiti domestici, rispetto reciproco. Marina prese un quaderno e tracciò due colonne: pulizie, cucina, lavanderia, spesa, tutto diviso equamente.
— O dividiamo le responsabilità in modo giusto, — disse, — o smetto di far tutto da sola.
Igor esitò, poi annuì. Accettò le regole: salario proprio, spese comuni divise equamente, tutto il resto libero. Senza controllo, senza permessi.
Marina si tolse gli stivali, li mise nell’armadio. Erano più di semplici scarpe: simbolo della sua indipendenza. Soldi guadagnati da lei, decisioni prese da lei.
Se Igor fosse davvero disposto a rispettare queste regole, forse potevano avere un futuro. Altrimenti, quegli stivali le sarebbero serviti per camminare da sola, con sicurezza, verso la propria vita.