Zhenya stava appena riuscendo a portare sua figlia Dasha in clinica. Il malessere della gravidanza l’aveva tormentata tutta la mattina.
— Ah, mia piccola! Quando nascerà Slava, gli insegnerò a tormentare la mamma! — scherzava suo marito Kolya, che aveva già preparato l’omelette per sé e per Dasha. Kolya era un marito straordinario, cresciuto in una famiglia numerosa e unita, capace di tutto.
Dopo la visita, Zhenya sentì una voce familiare: era Adelina, un’amica di scuola con cui aveva un rapporto complicato. Adelina aveva perso la nonna e viveva sola; aveva una bambina piccola e cercava aiuto.
— Ho bisogno del tuo aiuto, Zhen! — disse, gli occhi pieni di supplica.
Zhenya esitò, ricordando quanto Adelina fosse invadente da ragazza, ma alla fine acconsentì. Chiamò Kolya, e lui, senza sorpresa, promise di aiutare. Così, per qualche tempo, la piccola Anya rimase con loro.
Zhenya si prese cura di Anya con affetto, sperando che Adelina, nonostante le bugie e la situazione complicata, sarebbe tornata a riprendersi la figlia.
Due settimane dopo, Adelina tornò. Raccolse le cose della bambina, ringraziò Zhenya e ammise la verità: aveva mentito su suo marito e sulla madre, che era morta. Ma poi sorrise, stringendo la mano della figlia:
— Ho sbagliato, ma ora c’è mia figlia.
E se la portò via, iniziando forse una vita nuova e migliore.