Lo zio Kolia era seduto in cucina, con solo i boxer a pois, finendo l’ultimo pezzo di parmigiano che avevo nascosto per una cena speciale. Le briciole cadevano sul suo petto, i capelli grigi, e sul lino bianco della tovaglia.
— Lenotchka, non c’è più salame? — mormorò. — La colazione deve essere sostanziosa.
Ignorando la mia rabbia crescente, lo ascoltavo mentre zia Zina si affacciava dalla sala da bagno, bagnata fradicia e lamentandosi dello shampoo francese “tutto chimico”. La loro visita, promessa per una settimana, durava ormai due settimane.
All’alba, sono andata al mercato e ho comprato teste di pesce, branchie e code. Tornata a casa, ho preparato una “zuppa tradizionale dei Pomori”: una mostruosità grigia e oleosa che riempiva la cucina di un odore infernale.
Kolia e Zina, terrorizzati, hanno mangiato tra nausea e avidità. Dopo tre giorni, l’appartamento puzzava così tanto che persino gli armadi ne erano impregnati. Ma alla fine, quando sono entrati marito e compagno, ho svelato la verità: niente pesce, solo pizza e vino, e il “miracolo” era frutto di kefir scaduto e autosuggestione.
La lezione? A volte, per ripulire la propria vita, basta usare gli ingredienti giusti… e un pizzico di creatività.