La voce sotto l’arco

Marco tornò a Venezia in un mattino freddo, convinto che certe strade sapessero dimenticare meglio degli uomini.

Camminava lungo il canale con le mani nelle tasche, evitando di guardare le finestre chiuse. Dieci anni prima era partito da lì senza salutare nessuno. Aveva lasciato una casa, una promessa e una donna che gli aveva scritto una sola frase: “Se un giorno torni, ascolta prima di giudicare.”

Lui non era mai tornato.

Poi, sotto un vecchio arco, sentì una voce.

«Marco…»

Si fermò. Il cuore gli batté così forte che per un istante gli mancò il respiro. In fondo alla calle c’era una donna con un cappotto chiaro. Non era Elena, ma aveva i suoi occhi.

La ragazza gli si avvicinò tenendo una busta consumata tra le dita.

«Mia madre è morta la scorsa primavera», disse piano. «Mi ha chiesto di dartela.»

Marco prese la lettera con mani tremanti. Dentro c’era una foto: lui ed Elena, giovani, sorridenti, davanti allo stesso canale. Dietro, poche parole.

“Non ti ho tradito. Me ne sono andata perché ero malata e non volevo legarti alla mia paura. Ti ho amato fino all’ultimo giorno. Questa è Sofia. Non è tua figlia, ma le ho parlato di te come dell’uomo che mi insegnò a non avere paura dell’amore.”

Marco chiuse gli occhi. Tutti quegli anni di rabbia crollarono in silenzio.

Sofia gli sorrise con tristezza. «Lei diceva che Venezia ti avrebbe riportato la verità.»

Marco guardò l’acqua muoversi lenta sotto il ponte. Poi ripiegò la lettera e la strinse al petto.

Quel giorno non ritrovò il passato. Lo salutò.

E per la prima volta, dopo dieci anni, smise di fuggire.

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