La scelta di Marina
Marina guardava il cortile grigio di febbraio. La neve sporca si scioglieva lentamente, mentre dalla cucina arrivavano i rumori di Dima che si versava il tè. Una sera qualunque, in un appartamento qualunque.
— Marina, ricordi che ti avevo detto del rinnovamento da fare a casa di mia madre e di Serghei? — disse Dima, con una voce fin troppo tranquilla.
Marina lo guardò, intuendo subito dove voleva arrivare. Serghei aveva perso il lavoro, viveva ancora con la madre, e ora volevano 250.000 rubli per sistemare l’appartamento. Soldi che Marina e Dima avevano risparmiato per la loro ristrutturazione del bagno.
— Dima, — disse Marina, ferma — quei soldi li abbiamo guadagnati insieme. Abbiamo sacrificato tutto per questa casa. Non possiamo dare sempre tutto agli altri.
Lui cercò di giustificarsi: famiglia, senso del dovere, pietà. Ma Marina ricordava ogni favore non restituito, ogni abuso della loro generosità. La rabbia si mescolava alla stanchezza.
— Due anni di sacrifici, Dima. — il suo tono era calmo, ma implacabile — Due anni in cui ho messo da parte i miei sogni, mentre tu dai soldi alla tua famiglia. E ora usi il nostro desiderio di avere un bambino come ricatto.
Dima si bloccò.
— Cosa stai dicendo?
— Basta. — disse Marina, guardandolo negli occhi. — Non posso più vivere in questa costante sottomissione. Se tu poni condizioni sul nostro futuro, allora io me ne vado. Divorzio. Ora.
Lui rimase a bocca aperta. Lei iniziò a preparare una borsa. Non c’era rabbia, solo chiarezza. Aveva deciso di vivere per sé.
Uscì nell’aria fredda di febbraio, chiamò un taxi e se ne andò, lasciando Dima con le sue scuse e messaggi inutili. Per la prima volta, respirò davvero. Libertà. Possibilità di vivere per sé, di costruire una vita con qualcuno che la trattasse come pari.
Un anno e mezzo dopo, Marina era seduta in un caffè, incinta di sei mesi, sorridente e serena. Di fronte a lei, Dima appariva invecchiato, consapevole dei propri errori, mentre lei era felice accanto ad Anton, suo marito, che la rispettava e la amava davvero.
La vita ordinaria, sì. Ma finalmente sua. Marina sorseggiò il cappuccino, pensando che tutto era iniziato da una scelta: dire “basta” e reclamare rispetto.