— Mamma, guarda che bella! — la piccola Sofia, di quattro anni, premette il naso contro la vetrina del negozio di giocattoli, ammirando una bambola con un vestito vaporoso.
— Molto bella, — Oksana sorrise, aggiustandole il cappellino. — Ma dobbiamo andare, siamo in ritardo.
— Dove andiamo? — chiese la bambina, staccando a malincuore lo sguardo.
— Dalla zia Galina. Ci sta aspettando.
Kaliningrad le accolse con una gelida mattina di gennaio. Oksana non tornava nella sua città natale da cinque anni, passati a costruire una nuova vita lontano dal passato. E ora doveva tornare — la zia, l’unico membro della famiglia che l’aveva sostenuta allora, era finita in ospedale.
— Sonya, attenta, non correre, — Oksana le strinse la mano entrando nell’atrio spazioso del nuovo centro affari. Dovevano attraversare l’edificio per arrivare alla fermata dell’autobus.
Il pavimento di marmo brillava riflettendo la luce dei lampadari. Musica festiva in sottofondo, molte persone riunite — probabilmente per la cerimonia di apertura.
— Oksana?
Si bloccò, riconoscendo una voce familiare. Una voce che non sentiva da cinque anni ma che avrebbe riconosciuto tra mille. Si voltò lentamente.
— Yuri.
Lui era cambiato poco. Gli stessi occhi grigi attenti, le stesse lievi brizzolature alle tempie. Solo le rughe attorno agli occhi erano più marcate.
— Non mi aspettavo di vederti qui, — la guardò come se fosse un fantasma. — Sei… tornata?
— Solo di passaggio, — Oksana sentì Sofia stringersi alla sua gamba. — Non resteremo a lungo.
Yuri guardò la bambina, e Oksana vide cambiare la sua espressione. Le pupille si dilatarono. Sofia era la sua copia esatta — stessi occhi grigi, stessa forma delle labbra, perfino la fossetta sulla guancia quando sorrideva — proprio come lui.
— E lei è…
— Mia figlia, — rispose subito Oksana. — Sofia.
Un silenzio pesante e tagliente calò tra loro.
— Eccovi finalmente! — una donna alta e slanciata con capelli castani si avvicinò. — Tutti vi stavano cercando. Oh, salve, — guardò Oksana con curiosità.
— Vera, questa è Oksana… una vecchia conoscenza, — Yuri parlava lentamente, senza distogliere lo sguardo da Sofia. — Oksana, questa è Vera, mia moglie.
— Piacere, — Oksana forzò un sorriso. — Dobbiamo andare, scusate.
— Aspetta, — Yuri fece un passo avanti. — Come posso contattarti?
— Non puoi, — si voltò e si affrettò verso l’uscita, trascinando con sé Sofia.
In taxi, la bambina si appoggiò a lei:
— Mamma, chi era quell’uomo?
— Solo qualcuno che conoscevo, tesoro. Non lo vedevo da tanto tempo.