Ogni mattina, prima della campanella, un uomo di mezza età restava davanti al cancello della scuola. Immobile, osservava i bambini entrare uno dopo l’altro. All’inizio fu scambiato per una guardia o per un genitore.
Col tempo, però, si capì che non aspettava nessuno in particolare. Il suo sguardo cercava qualcosa, con una concentrazione silenziosa che mise in allarme la direzione. Fu chiamata la polizia.
La verità era diversa da ogni sospetto.
L’uomo non rappresentava alcun pericolo: era un nonno che da anni non poteva più vedere il nipote. Dopo una separazione familiare dolorosa, ogni contatto era stato interrotto. L’unica certezza rimasta era quella scuola.
Non osava avvicinarsi per paura di sbagliare. Tornava solo per riconoscere un gesto, un sorriso, qualcosa di familiare.
La polizia non trovò nulla di irregolare. Gli permisero di restare, a volte seduto su una panchina. Con il tempo venne meno spesso, ma non smise del tutto.
Per lui, quel cancello era l’ultimo legame con suo nipote. E la speranza, anche silenziosa, non lo aveva mai lasciato.