«Mamma, dai, qualcuno è venuto a cercarti!» disse Ksenia, quindicenne, rivolgendosi alla madre. In quel momento, Vera era seduta al tavolo nella sua camera da letto, immersa tra le sue carte di lavoro e con le cuffie nelle orecchie, per non farsi distrarre dal rumore proveniente dall’appartamento accanto, dove da due mesi ormai erano in corso lavori di ristrutturazione.
Non sentì nemmeno la figlia, tanto era concentrata sul lavoro. «MAMMA!» gridò più forte Ksenia, scuotendola per una spalla.
«Cosa c’è?» si girò bruscamente Vera. «Perché urli, Ksyusha?» La ragazza si avvicinò all’orecchio della madre e sussurrò quasi in silenzio:
«È tornata di nuovo quella vecchia, vuole vederti!»
L’umore di Vera svanì all’istante. Chiuse gli occhi per un attimo, contò fino a dieci, espirò profondamente e si preparò.
«Dov’è?» chiese la madre.
«In cucina, come sempre, scontenta di tutto!» rispose Ksyusha.
Vera si alzò dalla scrivania, tolse le cuffie, mise in pausa la musica e, con riluttanza, andò in cucina.
Seduta lì c’era Zinaida Pavlovna, madre di Vasily, il marito di Vera e padre di Ksenia, che in quel momento era al lavoro come guardia giurata in un supermercato e non sarebbe rientrato prima delle dieci di sera.

«Devo forse restare qui ancora a lungo ad aspettarti?» sbottò Zinaida Pavlovna, senza nemmeno salutare la nuora.
«Quanto basta!» ribatté seccamente Vera. «Ti ascolto, cosa vuoi stavolta?»
«Tu, mia cara, dovresti moderare il tono! Sono più anziana di te, e mi devi rispetto!»
«L’età e il rispetto non vanno necessariamente di pari passo! Ti ho chiesto cosa vuoi e perché sei tornata qui? Vasily non c’è, lo sai benissimo! E comunque non sarebbe felice di vederti dopo quello che hai detto l’ultima volta!»
«Non sono venuta qui per litigare, Vera!» rispose Zinaida con un tono un po’ più calmo. «Voglio solo parlarti!»
«Non abbiamo nulla di cui parlare! E ti chiedo, per favore, di andartene e di non tornare mai più!»
«No, adesso ti siedi e mi ascolti! Dirò quello che ho da dire, che ti piaccia o no, capito?» insistette la suocera con forza.
«Solo se prometti che appena avrai finito, te ne andrai subito da casa nostra!»
«Vuoi forse dettarmi delle condizioni?» sogghignò la donna. «Non sei ancora abbastanza adulta per farlo!»
Vera cercava di trattenersi, ma sua suocera la stava portando al limite.
«Siediti, ho detto, e magari preparaci anche un tè!» ordinò Zinaida Pavlovna.
«E vuoi che ti spalmi anche il burro sul pane?» Vera era incredula.
«Se serve, lo farai! E basta discutere!» replicò la donna.
«Parla in fretta e poi fuori da qui!» Vera stava per perdere la pazienza.
«Va bene!» acconsentì la suocera. «Sai che la prossima settimana è il compleanno di Oleg, e io voglio regalargli un viaggio in Thailandia! Per lui e la sua famiglia!»
Vera capì subito dove voleva arrivare la vecchia e decise di tagliare corto.
«Non posso aiutarti!»
«Ma non mi hai nemmeno ascoltata!» protestò la suocera, alzando il pugno per sbatterlo sul tavolo.
«So già perché sei venuta! Vuoi che contribuiamo al regalo per il tuo cocco. Mi dispiace deluderti, ma non ti darò nemmeno un centesimo! E nemmeno Vasily! E hai pure il coraggio, dopo tutto quello che hai detto l’ultima volta, di presentarti qui a chiedere soldi per Oleg? Sei davvero fuori di testa, Zinaida Pavlovna!»
«Tutti gli altri hanno già dato, mancate solo voi!» ribatté la suocera.
Vera fece finta di non aver sentito.
«Non mi interessa! Ti ho già dato la mia risposta!»
«Se non partecipate, non sarete invitati alla festa! Chiaro?!»
«Vuoi che lo ripeta? Non mi interessa! Adesso alzati e vattene!»
«Sai che posso far sì che nessuno della famiglia vi parli mai più se mi rifiuti ora?»
«E sai che a me non importa per niente! Non mi interessa affatto parlare con i tuoi parenti! Ne hai combinate abbastanza da quando ho sposato Vasily! Quindi addio, Zinaida Pavlovna! Fuori da questa casa!»
«Va bene, va bene! Ti perdono la tua maleducazione!» disse la suocera. «Ma non ho ancora finito di parlare!»
A quel punto, la pazienza di Vera finì.
«Senti, vattene subito! Perdonarmi?! Chi credi di essere? Chi ti ha invitata? Perché sei venuta? L’ultima volta hai detto chiaramente che tuo figlio non conta nulla per te, mia figlia è una ‘sgualdrinella’ e io per te non sono nemmeno una persona! Conta solo Oleg, quello che ti lecca i piedi da una vita, e i suoi figli, che per te sono gli unici nipoti! Che mi guardi con quegli occhi? Fuori subito prima che ti ci butti io!»
La faccia di Zinaida Pavlovna diventò rossa come un peperone, gli occhi quasi iniettati di sangue. Vera fece un passo indietro, temendo che la vecchia potesse letteralmente esplodere.
«BASTA!» urlò la suocera, sbattendo finalmente il pugno sul tavolo. «NON TI PERMETTERE MAI PIÙ DI PARLARMI COSÌ!»
Mentre urlava, la saliva le volava dalla bocca, cosa che Vera trovò quasi comica.
A quel punto, Ksenia uscì dalla sua stanza, attirata dalle urla.
«Che succede qui? Perché state urlando?» chiese rivolta alla madre e alla nonna. «Sto facendo i compiti, basta gridare!»
«E tu vattene via, mocciosa! Stai zitta nella tua stanza! Nessuno ti ha interpellata e non hai il diritto di parlare!» le ringhiò contro la nonna.
La reazione di Ksenia fu fulminea. Sul tavolo c’era una brocca d’acqua fredda. La ragazza si avvicinò in silenzio, versò un bicchiere e lo rovesciò in faccia alla nonna.
«Rinfrescati un po’, nonna!» disse. «Altrimenti ti rovescio addosso un secchio intero!»
Vera scoppiò in una risata isterica. Quello che sua figlia aveva appena fatto, lei lo aveva desiderato per anni. Ma non aveva mai trovato il coraggio, forse per educazione o perché era pur sempre la madre di suo marito.
Vera rideva così tanto da piegarsi in due, mentre Ksenia, soddisfatta, tornava tranquilla nella sua stanza.
Zinaida Pavlovna si alzò di scatto, spinse Vera, si vestì in fretta e uscì dall’appartamento, lanciando insulti e imprecazioni a raffica.
Quando Vera si calmò, andò nella stanza della figlia.
«Tu, piccolo genio piumato!» rise la madre. «Perché le hai lanciato l’acqua?»
«Mi aveva stufata, mamma! Non capisco come fai tu a non farlo ogni volta che viene!» rispose la figlia. «Ogni volta la stessa storia! Urla e insulti! Basta! Non è nemmeno una vera nonna per me! Che schifo!» fece una smorfia. «Se si ripresenta, davvero le tiro addosso un secchio intero!»
Tardi quella sera, Vasily tornò a casa, stanco e arrabbiato come una bestia. Vera, accogliendolo, voleva subito chiedergli cosa avesse, ma lui fu il primo a parlare.
«Che cosa avete combinato oggi?» chiese il marito.
«Cosa abbiamo fatto?» replicò Vera, già trattenendo un sorriso al ricordo della scena.
«Perché avete gettato acqua fredda su mia madre? Siete impazzite?»
Il sorriso svanì subito dal volto di Vera.
«Mi stai accusando per lei, adesso? Ha ricevuto solo quello che si meritava da tempo! E non fare il figlio devoto ora! Ti sei già dimenticato di tutto quello che tua madre ci ha fatto?»
«Ma perché l’acqua? Mi hanno chiamato tutti, mi hanno insultato, Oleg ha detto che per lui non sono più suo fratello! E mia madre urlava al telefono come una pazza! Dovevo sentirmi tutto questo?»
«Ah! Ecco, sei preoccupato perché non ti inviteranno più al compleanno di tuo fratello? È questo il problema?»
«Dov’è Ksenia?» chiese Vasily con tono severo.
«Nella sua stanza, dove vuoi che sia?!»
«Vado a parlare con lei!»
«Vado a parlare io con te, Vasily! E ascoltami bene: di’ a tua madre che qui non è più la benvenuta! Ha i suoi nipoti preferiti e suo figlio adorato, che vada da loro! Se torna ancora, come ha detto Ksenia, davvero le versiamo un secchio d’acqua addosso! E adesso taci, non osare dirmi nulla contro!»
Ksenia uscì in quel momento.
«Mamma, papà, basta litigare!» disse. «Sto leggendo un libro, smettetela di disturbarmi!»
«Perché hai gettato l’acqua su tua nonna?» chiese il padre. «Ti rendi conto che è tua nonna, mia madre?»
«E allora?» rispose la ragazza con un ghigno. «Per me è una sconosciuta! La mia vera nonna non c’è più! Lei è solo ‘nonna’ di nome!»
«Basta, ora tutti calmi!» ordinò Vera. «Tu vai a mangiare, e tu torna a leggere! Muovetevi!»
Vasily, contrariato, andò a cambiarsi e cenare. Ksenia sbuffò e tornò nella sua stanza.
«Ah, che famiglia!» scosse la testa Vera.
«E non dirlo!» rispose la figlia dalla stanza.
«Leggi il tuo libro e non ascoltare, eh!» rise la madre, apparecchiando per il marito.
Quando Vasily si sedette, Vera gli chiese:
«Ti hanno detto almeno perché è venuta?»
«Solo per parlare!» rispose lui.
«Solo per parlare?» rise Vera. «No, è venuta per ricattarci e chiederci soldi per il viaggio di Oleg! Ha detto che se non paghiamo, non ci invitano e nessuno ci parlerà più!»
«Davvero?» chiese Vasily, sorpreso.
«Certo che sì! E poi ha iniziato a urlare come una pazza, ha insultato anche Ksenia! E lei, con una calma olimpica, le ha tirato l’acqua in faccia! Io ridevo da morire!»
«Sul serio? Tutti mi hanno raccontato un’altra versione!»
«E ti stupisce? Non conosci tua madre, che mente meglio di chiunque altro?»
In quel momento, il telefono di Vasily vibrò. Era sua madre.
«Che mi guardi a fare?» chiese Vera. «Rispondi, dai!»
Vasily rispose.
«Ascoltami bene!» disse.
«Hai già sistemato quelle due pazze?» sbraitò la madre.
«Perché non mi hai detto dei soldi? Hai detto che volevi solo parlare! Invece hai ricattato Vera!»
«Io non ho ricattato nessuno! Comunque, ti chiamo proprio per questo! Domani mi devi dare o bonificare quarantamila, che devo prenotare il viaggio per Oleg!»
«Quanto?! Quarantamila?! E non gli si rompe la faccia a chiedere tanto?! A me regali mutande da due soldi e a lui vuoi regalare una vacanza, pure coi nostri soldi?! Dimenticalo!»
«Ma Vasily…»
«Niente Vasily! E ricorda: un secchio d’acqua ti aspetta alla porta, ogni volta che osi avvicinarti! Addio, mamma!»
E riattaccò.
Vera lo guardò e scoppiò a ridere. Poco dopo, ridevano insieme.
«È stato tosto con tua madre…»
«Lei è impazzita del tutto! Quarantamila, dice! Ma che vadano al mare qui sotto casa, tra l’inquinamento! Che ridicola!»
«Te l’avevo detto!»
Da quel giorno, Vasily e la sua famiglia diventarono dei reietti per il resto dei parenti. Nessuno li chiamò più, nessuno li invitò, e soprattutto, nessuno venne più a disturbare o chiedere nulla.
E ne furono tutti immensamente felici.