«Smettila di disturbarmi con quel tuo mare!» sbottò Yegor, gettando il telecomando sul divano. «Inna viene domani con la sua famiglia e noi non andiamo da nessuna parte!»
Viaggi in famiglia
Quelle parole si abbatterono sul soggiorno come una doccia gelida. Vera si bloccò in mezzo alla stanza, con un dépliant turistico con foto di mare azzurro che le tremava tra le mani.
Cosa intendi con «disturbarmi»?
Appoggiò lentamente l’dépliant sul tavolino. Yegor si sdraiò sulla poltrona, cambiando canale, e la luce dello schermo gli conferiva un’espressione distante, indifferente.
«Cosa hai detto?» La sua voce era calma, ma qualcosa di pericoloso si celava in essa.
«Ho detto quello che ho detto.» Non staccò gli occhi dallo schermo. «Inna viene con Andrey e i bambini. Per un mese. Quindi dimentica il tuo mare e smettila di disturbarmi.»
Un mese. La parola rimase sospesa nell’aria, pesante e insopportabile. Vera sentì qualcosa stringersi dentro di sé.
«Yegor, abbiamo programmato questa vacanza fin dall’inverno. Ho già pagato il viaggio.» Parlò lentamente, come se stesse spiegando a una bambina. «Ho aspettato un anno intero…»

«E ho detto: lascia perdere!» Sbatté il palmo della mano sul tavolo. «La famiglia è più importante dei tuoi capricci!»
Capricci? Vera sentì il viso arrossire. Quelle notti insonni con la calcolatrice, a contare ogni copeco? Rinunciare a una giacca nuova per risparmiare per il viaggio? Sogni dell’aria di mare che immaginava ogni mattina mentre andava al lavoro?
«Quali capricci, Yegor?» Fece un passo verso di lui, con una strana risolutezza nei movimenti. «Lavoro instancabilmente. A casa, al lavoro. Quando è stata l’ultima volta che mi sono riposata?»
«Non iniziare a lamentarti.» Lui cambiò canale più forte. «Inna è mia sorella. Viene raramente. Punto.»
Raramente? Vera sbuffò. Inna si presentava a casa loro ogni estate come una tempesta inevitabile. Portava i suoi tre figli, suo marito Andrej, un uomo che poteva mangiare un frigorifero e chiedere il bis. E ogni volta Vera si trasformava in una domestica.
«Egor, ascoltami.» Si sedette sul bordo del divano di fronte a lui. «Capisco che la famiglia sia importante. Ma anch’io sono una persona. Ho bisogni, desideri…»
«Quali desideri?» La guardò beffardamente. «Sdraiarmi sulla spiaggia? Nuotare in mare? Cosa, sei una specie di fifone?»
Fifone? Vera guardò suo marito, l’uomo con cui aveva vissuto per quindici anni. Quando era diventato così? Quando i suoi occhi erano diventati così freddi?
«Sì, voglio andare al mare.» Si alzò. «Voglio svegliarmi con il suono delle onde. Camminare a piedi nudi sulla sabbia. Voglio essere solo Vera, non la cuoca, la donna delle pulizie e la tata per i figli degli altri.»
Degli altri? Yegor balzò in piedi dalla sedia. «Sono i figli di mia sorella!»
«Che distruggeranno la casa il primo giorno!» Vera non riuscì più a trattenersi. «Che urleranno, romperanno cose, pretenderanno cose! E Inna si sdraierà sul divano a lamentarsi della vita!»
«Come osi!» Il viso di Yegor si oscurò. «Inna è una madre meravigliosa!»
«Una madre meravigliosa non cresce mostri!» Le parole le uscirono dalle labbra come pietre che cadono da un dirupo. «Ricordi cosa hanno fatto l’anno scorso? Hanno rotto il vaso della nonna, hanno colorato le pareti con i pennarelli e il più piccolo ha quasi bruciato la cucina!»
«I bambini sono bambini…»
«E io? Non sono forse una persona?» Vera sentì qualcosa di caldo e incontrollabile crescere dentro di sé. «Devo sopportare questo incubo perché ‘i bambini sono bambini’?»
Yegor la guardò, sorpreso, come se vedesse sua moglie così per la prima volta: spettinata, con gli occhi che bruciavano, pronta alla battaglia.
«Inna verrà domani», disse a bassa voce. «E questo è definitivo.»
«Allora incontrali tu stessa.» Vera si diresse verso la porta.
«Dove stai andando?»
«In camera da letto.» Si voltò sulla soglia. «A pensare.»
A pensare a come vivere con una persona che non vede in lei altro che una governante.
La porta della camera da letto si chiuse di colpo e il silenzio calò sulla casa. Un silenzio pesante e teso prima della tempesta.
Vera giaceva sul letto, fissando il soffitto. Stringeva ancora in mano la brochure di viaggio spiegazzata. Il mare… Aveva immaginato quella vacanza così chiaramente. Passeggiate mattutine lungo la riva, aria salmastra, libertà dalle infinite faccende domestiche. E ora invece: un mese da domestica per bambini viziati e i loro genitori indifferenti.
Ma cosa posso fare?
Si addormentò con quel pensiero, stringendo l’ultimo frammento del suo sogno.
Fuori, gli alberi frusciavano, un suono simile a quello di una risacca lontana – il mare che Vera non avrebbe sentito quest’estate.
O forse sì?
Il mattino accolse Vera con una pioggia grigia e il rombo di un’auto in avvicinamento. Era in piedi vicino alla finestra della camera da letto, sorseggiando caffè, osservando un gruppo familiare scendere da un SUV nero.
La prima a scendere fu Inna, alta, bionda decolorata, in una tuta rosa acceso. Anche da lontano, agitava le braccia, gridando qualcosa al marito.
«Andrej, fai attenzione alla valigia! Quelle sono le mie scarpe nuove!», udì una voce stridula arrivare alla finestra.
Andrej, un uomo robusto con l’attaccatura dei capelli che si stava ritirando, prese silenziosamente le borse dal bagagliaio. Aveva la bocca serrata, come se si fosse.