Questa mattina camminavo per strada quando ho notato una bambina di circa cinque o sei anni.
Stava accanto a un cassonetto dell’immondizia e piangeva disperatamente.
Le lacrime le rigavano il viso, singhiozzava così forte che a malapena riusciva a respirare. Le labbra le tremavano e continuava a ripetere una sola parola:
— Ma… ma… mamma…
All’inizio pensai che piangesse per un giocattolo buttato via. Infatti, dentro il cassonetto c’era un vecchio orsacchiotto con un orecchio strappato. Forse i genitori avevano deciso di buttarlo e lei ne soffriva.
Mi chinai accanto a lei e le parlai dolcemente:
— Piccola, piangi per l’orsacchiotto? Non devi, era vecchio. I tuoi genitori te ne compreranno uno nuovo, ancora più bello.
Ma la bambina scosse la testa e, tra i singhiozzi, rispose:
— No… non piango per il giocattolo.
Poi riprese a singhiozzare e ripeté più volte:
— Ma… ma… mamma…
Un brivido mi attraversò. Chiesi con cautela:
— Allora che cosa è successo? Posso aiutarti in qualche modo?
Lei esitò, come se avesse paura di dire troppo, e poi sussurrò:
— La mia mamma… è lì dentro.
Rimasi senza fiato. Non riuscivo a credere alle mie orecchie.
— Cosa vuoi dire? Dove si trova tua mamma? — domandai tremando.
La bambina, radunando tutto il suo coraggio, mormorò:
— Nel cassonetto.
Il sangue mi si gelò nelle vene. Presi subito il telefono e chiamai la polizia.
Quando gli agenti arrivarono e aprirono con cautela il cassonetto, la scena lasciò tutti senza parole: dentro c’era davvero una donna. Era priva di sensi, ma viva.
In seguito si scoprì che la sera prima c’era stata una lite in famiglia. Il marito, preso dalla rabbia, aveva spinto la moglie che cadde battendo la testa. Credendola morta, nel panico tentò di sbarazzarsi del corpo gettandolo nel cassonetto.
Ma non aveva fatto i conti con la testimone più preziosa: la loro piccola figlia.
Fu proprio lei, con il suo coraggio, a raccontare la verità. Grazie a lei, la donna fu salvata in tempo.