Capitolo Uno
«Ehi! Fatti da parte, vecchio! Muoviti, sul serio!»
La voce, acuta e arrogante, tagliò l’aria tesa dell’ascensore sovraffollato nella Thompson Tower, nel cuore pulsante di Chicago.
«Come osi alzare la mano contro un anziano?» rispose una voce chiara e ferma, sorprendendo tutti. «L’ascensore era già oltre il limite di peso quando sei entrata tu. Se qualcuno deve scendere, sei tu.»
La donna che aveva parlato era una bionda dai tratti affilati, avvolta in un elegante tailleur. Si voltò di scatto.
«Chi ti credi di essere per dirmi di uscire? Sai chi sono io? Sono direttamente collegata a Michael Thompson, il Presidente in persona.» I suoi occhi, ridotti a fessure, fissarono la sconosciuta con disprezzo.
«Non m’importa chi sei. Chiedi subito scusa a quest’uomo.»
Emily Carter trattenne il respiro. Possibile che non sapesse con chi stava parlando? Quella donna era Sophia Reed, manager di punta della Thompson Enterprises, temuta per il suo carattere velenoso. E oggi era il giorno dei colloqui, anche per lei.
«È spacciata,» bisbigliò qualcuno alle sue spalle. «Offendere Sophia in pubblico significa bruciarsi da sola.»
Emily scosse la testa. Non vale la pena. Si chinò verso l’anziano che sembrava ancora scosso.
«Sta bene, signore?» chiese con voce gentile.
Lui le sorrise debolmente. «Sto bene, grazie, ragazza. E tu? Tutto a posto?»
«Sì, non si preoccupi.»
«Come ti chiami?»
«Emily Carter.»
«Lavori qui, alla Thompson?»
«No, oggi ho un colloquio,» ammise lei con un sorriso incerto.
L’uomo annuì soddisfatto. «Ce la farai, Emily. Sono sicuro che verrai assunta.»
Quelle parole, semplici ma sincere, le scaldarono il cuore.
L’ascensore si aprì con un ding e la folla si riversò fuori. Emily, insieme ad altri candidati, si diresse verso il piano HR.
A New York, invece, nel suo attico di vetro che dominava Central Park, Michael Thompson era al telefono, visibilmente teso.
«Mr. Johnson, nessuno è andato a prendere nonno all’aeroporto? Neppure alla sua vecchia casa a Brooklyn?» sospirò, passandosi una mano tra i capelli. «Quel testardo… rientra negli Stati Uniti senza dire niente a nessuno.»
Dall’altra parte, la voce del vecchio rimbombò: «Hai il coraggio di chiedermelo? È passato un anno intero da quando mi hai promesso una nuora. Dov’è? Ti sei almeno sposato?»
Michael si pizzicò l’attaccatura del naso. «Nonno, ti ho mostrato il certificato di matrimonio.»
«Solo la copertina! Pensi che sia rimbambito? Voglio incontrarla di persona. Se non la vedo, giuro che… mi ammazzo!»
Michael sospirò. Conosceva bene le sue sceneggiate. «Va bene! Un mese, nonno. Ma devi rimetterti in salute.»
Il vecchio sbuffò, ma accettò. Poi aggiunse: «Ah, e una certa Emily Carter ha fatto colloquio oggi. Assumila.»
Michael aggrottò le sopracciglia. «Nonno, sai bene che qui si assume solo per merito.»
«Se è arrivata al colloquio, ha già dimostrato capacità. Quella ragazza è gentile e coraggiosa. Mi piace. Punto.»
Michael cedette con un altro sospiro. «D’accordo. Sarà assunta.»
A Chicago, Emily entrò nella sala colloqui, stringendo il suo curriculum.
«Emily Carter,» annunciò con educazione.
Seduta in prima fila c’era Sophia Reed, che sorrise con cattiveria. «Ma guarda un po’. Che coincidenza disgustosa.»
Emily sentì il cuore affondare. Sono spacciata.
«Fuori,» ordinò Sophia, agitando la mano con disprezzo.
«Non ha nemmeno letto il mio curriculum,» replicò Emily, con un filo di sfida negli occhi.
«Non serve. Gente come te non è adatta a questa azienda.»
Emily serrò la mascella. «Mi sta cacciando solo perché non le ho dato ragione in ascensore. Se tornassi indietro, rifarei esattamente la stessa cosa. Non vale la pena di perdere tempo qui.» Posò il curriculum sul tavolo e si voltò per andarsene.
Proprio allora la porta si aprì. Michael Thompson entrò nella sala, la sua sola presenza bastò a zittire tutti.
«Chi è Emily Carter?» domandò, fissando i presenti con occhi penetranti.
«Io,» rispose lei, sorpresa.
Michael raccolse il curriculum abbandonato. «Design, eh? Il nostro reparto ha bisogno di rinforzi?»
Un manager balbettò: «N-no, signore, siamo al completo.»
«Allora inizierà come tirocinante nella segreteria. Johnson, pensaci tu.»
Emily rimase sbalordita, mentre Sophia le lanciava uno sguardo che prometteva vendetta.
Più tardi, in ufficio, Emily stava ancora ambientandosi quando una voce sguaiata la interruppe.
«Allora sei tu la nuova bellezza dell’ufficio.» Ryan Patel, capo marketing, le si avvicinò con un sorriso lascivo e provò a toccarle il braccio.
Emily lo respinse con uno schiaffo. «Che crede di fare?»
Ryan sgranò gli occhi. «Mi hai colpito?!»
«Mi ha molestata,» ribatté lei fredda. «E uno schiaffo è stato anche troppo gentile.»
Sophia comparve all’improvviso, gridando: «Mr. Thompson!»
Michael uscì dal suo ufficio. «Cosa sta succedendo?»
Emily, senza mollare la presa su Ryan, dichiarò: «Mi ha toccata contro la mia volontà.»
Ryan si affrettò a recitare la parte della vittima. «No, signore! È lei che ci prova con me, per farsi strada. Non può permettere che una donna così resti in azienda!»
«È lui che mente!» gridò Emily.
Michael lo fissò con occhi gelidi. «Fuori.»
Ryan sbiancò. «M-mi sta licenziando?»
«Hai sentito bene. Fuori. Adesso.»
Emily rimase immobile, il cuore in gola. Michael la guardò per un istante, e nei suoi occhi passò qualcosa che non riuscì a decifrare.