Stavo passeggiando al centro commerciale con mia figlia quando, all’improvviso, mi ha afferrato la mano e mi ha trascinato verso i bagni; appena ci siamo chiuse nella cabina, ha indicato qualcosa e ha detto: «Mamma, l’hai visto anche tu?» Abbiamo deciso di trascorrere un po’ di tempo insieme e siamo andate al centro commerciale per comprare qualche vestito per lei, in vista di una festa, e sognava l’abito più bello. Passeggiavamo tra i negozi, ridevamo e provavamo di tutto: leggerezze estive, vestitini con fiocchi, gonne scintillanti; girava davanti allo specchio e chiedeva entusiasta: «Mamma, mi sta bene?» Io sorridevo e pensavo a quanto stesse crescendo, tutto normale finché non si è fermata all’improvviso in mezzo al negozio, gli occhi seri, le labbra tremanti, e ha detto con urgenza:
«Mamma, dobbiamo andare subito in bagno». Ho pensato che avesse solo bisogno di andare e ho scherzato: «Così all’improvviso? Va bene, andiamo». Mentre ci avvicinavamo, continuava a guardarsi intorno e stringeva la mia mano come se avesse paura che la lasciassi; una volta dentro, mi ha trascinata in una cabina, chiudendo la porta di scatto, il volto pallido e lo sguardo colmo di ansia. «Mamma,» ha sussurrato, «lo hai visto anche tu?» «Cosa, tesoro?» non capivo. Poi ha appoggiato un dito sulle labbra: «Silenzio. Non muoverti. Guarda lì.» Indicava la fessura sotto la porta. Mi sono chinata e ho guardato, e un brivido mi ha percorso la schiena: sotto la porta c’erano dei grandi stivali da uomo, sporchi e slacciati, chiaramente non quelli del personale delle pulizie. Stivali maschili. Nel bagno delle donne. Ho stretto la mano di mia figlia cercando di respirare piano, il cuore batteva all’impazzata e nella mente mille pensieri: chi era? Perché lì? Restavamo immobili finché non abbiamo sentito un leggero, ma distinto, colpo alla porta della cabina. Mia figlia ha stretto ancora più forte la mia mano: «Mamma…» ha sussurrato, «è lui». Con voce tremante ho chiesto: «Cosa volete da noi? Chiamo subito la polizia!» Nessuna risposta, solo un respiro pesante dall’altra parte, poi passi pesanti che si allontanavano lentamente, risuonando sul pavimento piastrellato. Siamo rimaste ferme a lungo, la tensione era insopportabile. Mia figlia mi ha guardata impaurita: «Mamma, chi era?» «Non lo so» ho risposto cercando di apparire calma, «ma non usciamo finché non arriva papà». Ho chiamato mio marito sottovoce, lui è venuto subito. Aspettavamo trattenendo il respiro, ogni suono dall’esterno ci faceva sobbalzare. Quando finalmente è arrivato e ci ha chiamate, ho aperto la porta tenendo stretta mia figlia. Uscite, abbiamo notato una striscia scura di sporco sul pavimento all’ingresso del bagno, l’impronta di quegli stessi stivali.
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