Micha si stiracchiò dolcemente mentre Olia gli sorrideva chiedendogli come avesse dormito, e lui rispose che per la prima volta da molto tempo aveva sentito che tutto nella sua vita era finalmente al posto giusto. La loro piccola cucina, presa in affitto da poco, sembrava un rifugio accogliente dove il caffè del mattino annunciava un futuro nuovo. Avevano ritrovato un equilibrio dopo il loro incontro inatteso nel cortile dove Olia lavorava un tempo, un momento che aveva riacceso ricordi difficili ma anche una fiducia nuova. Micha, più calmo e sicuro di sé rispetto al passato, amava l’idea di accompagnarla al lavoro e chiamava quel gesto il loro appuntamento mattutino. Olia, commossa dalla sua premura, vedeva ancora a tratti quello che considerava un piccolo miracolo: il modo in cui lui la guardava, come se fosse la persona che non voleva più perdere. Notò che durante la notte si era agitato e gli chiese se avesse fatto un brutto sogno. Micha ammise che alcune ombre del passato tornavano a volte, come se bastasse un attimo per far svanire tutto. Lei posò la mano sul suo cuore e gli ricordò che quei ricordi non avevano più potere e che nessuno sarebbe più intervenuto nella loro vita. Micha parlò del desiderio di tornare un giorno nei luoghi del suo passato per chiudere definitivamente quel capitolo, e Olia lo incoraggiò ricordandogli la regola che si erano dati: loro due, soltanto questo, uno spazio protetto che costruivano insieme. Il sole colpì l’anello sottile che lei portava al dito, e Micha capì che il futuro che stavano creando non aveva più nulla a che vedere con ciò che aveva lasciato alle spalle. Quando lei gli chiese se fossero pronti a partire, lui le strinse la mano e rispose con dolcezza, chiamandola sua moglie mentre uscivano dall’appartamento, pronti a scrivere un nuovo capitolo interamente loro.
Figliolo, non sgridarmi: ho cacciato di casa la tua ragazza e tuo fratello si è trasferito nell’appartamento, dichiarò sfacciatamente la madre.