L’aspirapolvere di Marina si era rotto in ottobre. Vecchio, con sacco, rumoroso, aveva smesso di funzionare definitivamente. Per mesi aveva pulito con scopa e mocio, come a casa dei nonni, tra linoleum e tappeti, sognando un robot aspirapolvere che facesse tutto da solo.
— Vitya, non possiamo comprarne uno? — chiese una sera, ma lui era troppo preso dai problemi della madre malata e dalle spese mediche.
Marina decise allora di risparmiare da sola. Ogni mese metteva da parte qualcosa dal suo stipendio. Sognava un robot con stazione di pulizia e funzione di lavaggio, che avrebbe reso le giornate più leggere.
A dicembre arrivò la sorpresa: la sua azienda premiò Marina con 70.000 rubli. Ma la mattina dopo scoprì che Vitya aveva preso i soldi senza dirle, pagando una vacanza termale alla madre. Il suo sogno del robot sembrava svanito.
Senza pensarci troppo, Marina prese il controllo: andò al negozio e acquistò il robot a credito, pagamenti mensili compresi. Quando Vitya lo scoprì, ci fu scontro. Lei lo affrontò con calma, spiegando che i suoi soldi erano suoi, e da quel momento avrebbe deciso lei delle proprie spese.
Gradualmente, stabilirono nuove regole: le spese comuni divise a metà, ognuno libero di usare i propri soldi per se stesso. La convivenza cambiò: la casa rimaneva ordinata grazie al robot, ma il rispetto dei confini personali diventò la priorità.
La vita non era perfetta, ma Marina sentì per la prima volta di avere controllo e libertà, mentre un piccolo robot girava silenzioso per la casa, facendo quello che lei sognava da mesi.