Marina stava alla finestra della cucina, stringendo una busta vuota. Solo ieri conteneva trentasettemila rubli, frutto di sei mesi di risparmi: rinunce a vestiti, cosmetici, caffè fuori. Sarebbe bastato per una settimana al mare, in un albergo decente, senza pensare a bollette o stanchezza accumulata.
— Andriush — chiamò piano.
Andrey comparve in t-shirt, mezzo addormentato.
— Cosa c’è?
— Dove sono i soldi? — chiese Marina, mostrando la busta.
— Li ho dati a Lenka… — borbottò lui. — Ha problemi con l’affitto, il bambino…
Marina si sedette, le mani tremanti.
— Quindi tu prendi i miei risparmi senza chiedermi nulla. Ancora una volta.
Dissero entrambi tutto ciò che avevano tenuto dentro: vecchi debiti di Lenka, rinunce passate di Marina, sacrifici non riconosciuti. Poi lei si alzò.
— Basta. Ora stabilisco io le regole. — Aprì un taccuino. — Primo: entro un mese i miei trentasettemila devono tornare nella busta. Secondo: tua sorella non prende mai più soldi nostri senza il mio permesso. Terzo: le faccende di casa si dividono equamente. Quarto: l’anno prossimo parto in vacanza da sola, senza compromessi. Quinto: se non rispetti tutto, vivo separata.
Andrey rimase senza parole, ma alla fine annuì. Marina sentì un peso sollevarsi dal cuore: finalmente la sua vita, le sue scelte, contavano.
Nei giorni seguenti, Andrey iniziò a rimborsare i soldi e a fare la sua parte in casa. Lenka smise di chiedere prestiti, e Marina aprì un nuovo conto per le vacanze future. Per la prima volta dopo anni, sentì il controllo della propria vita.
Quando Andrey portò l’ultimo pagamento, Marina sorrise.
— Grazie — disse piano.
— No, grazie a te — rispose lui. — Se avessi taciuto come sempre, nulla sarebbe cambiato.
— E quest’estate? — chiese Marina.
— Dove vuoi, io vengo con te — disse Andrey.
E finalmente, sentì che la loro vita insieme poteva davvero cambiare.