Nella stanza visite di una clinica privata di Milano, il silenzio era quasi insopportabile. Le pareti bianche, il lettino con il rivestimento blu e la cartellina tra le mani del medico rendevano tutto ancora più freddo.
Sul lettino sedeva un uomo di trentadue anni con una maglietta blu. Accanto a lui, una donna bionda in jeans e cardigan beige cercava di restare calma, ma la paura era evidente nei suoi occhi. Davanti a loro, il medico sfogliava lentamente i documenti con un’espressione seria.
Fu la donna a rompere il silenzio.
— Dottore… ci dica solo che cos’ha.
Il medico fece un passo avanti, poi passò dietro al paziente. Sollevò con delicatezza il retro della sua maglietta per osservargli il fianco e la parte bassa della schiena. L’uomo si voltò leggermente verso la donna, teso, senza capire.
Poi il medico si bloccò.
Il suo sguardo rimase fisso su un punto preciso della pelle. Per un attimo non parlò. Sembrava che il tempo si fosse fermato.
— Aspetti… questo segno…
L’uomo lo guardò subito.
— Che succede?
Il medico abbassò lentamente la cartellina. Il suo volto non era più quello di un professionista tranquillo. C’era qualcosa di sconvolto nei suoi occhi.
— L’ho già visto… vent’anni fa.
Nella stanza calò un silenzio pesante. La donna guardò il marito, poi tornò a fissare il medico, come se stesse cercando una spiegazione che non voleva davvero sentire.
Pochi secondi dopo, uscì in fretta nel corridoio della clinica.
Camminava velocemente, scossa, cercando di trattenere le lacrime. In fondo al corridoio, vicino a una porta, un addetto alla sicurezza in uniforme restava fermo senza capire nulla.
Alle sue spalle si sentì la voce del medico:
— Signora, aspetti… quel segno prova che suo marito…
Ma la frase si interruppe proprio